mercoledì 24 maggio 2017

Il ritorno dei Rockets: tecnologia e cuore

Brani cinetici e a presa rapida come Future Woman, One More Mission, Electric Delight, il remake da urlo di On the Road Again, da un vecchio pezzo sudista dei Canned Heat, riempipista dance-psichedelico del '78. 


E Galactica, spensierato inno collettivo del 1980 che valse loro un Telegatto come migliore gruppo straniero in Italia:

Forestieri si fa per dire: benché francesi, è stato nella nostra penisola che i Rockets hanno trovato gloria, tra la fine degli anni settanta e l’alba di quegli ottanta che li estromisero progressivamente dalle scene, loro che ne avevano precorso lo spirito e l’estetica.
Chiedi chi erano i Rockets a un nativo digitale, a un millenial e lui forse non saprebbe risponderti, ma tutti gli altri sì.
Vuoi per avere vissuto direttamente quei tempi festosi, vuoi per averli riscoperti grazie alla storica esibizione di Elio e le Storie Tesenel Sanremo del 1996, quando si presentarono travestiti daRockets dalla testa ai piedi e il successo de La terra dei cachi scaturì, in fondo, anche da quell’intuizione.
Movimenti automatici, rutilanti e robotici; voci filtratissime e uso massiccio del vocoder; testi narranti di tecnologie e memorie a venire; chitarre e bassi a immagine e somiglianza di stelle e icone arcane. Dallo space-rock degli inizi alla fanta-disco del periodo di grazia:
futuribili e avveniristici, il gruppo divenne famoso in mezzo mondo anche e soprattutto per via delle mise argentate e spaziali con cui calcavano i palcoscenici, truccati di tutto punto, apparentemente rasati a zero, sorta di monaci tibetani precipitati da galassie lontane.
I Rockets si formarono a metà degli anni Settanta su impulso del produttore d’oltralpe Claude Lemoine.

La line-up che si cristallizzò a partire dal secondo disco On the road again, che li avrebbe proiettati ai primi posti nelle classifiche di vendita europee, comprendeva Christian Le Bartz (frontman e voce “scenica”, addetto alle strofe metalliche insomma), Gerard L’Her (basso e voce “reale”), Fabrice Quagliotti (tastiere), Alain Maratrat (chitarra) e Alain Groetzinger (batteria).

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